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L’arco lungo(1)

Il popolo inglese era venuto in possesso di un’arma poderosa, i cui vantaggi erano rimasti del tutto ignoti all’estero. L’arco lungo, maneggiato dalla esperta classe degli arcieri, portò in campo un tipo di soldato, con cui non v’era nulla in Europa che potesse competere. L’esercito inglese poggiava ora in parti eguali sulla cavalleria corazzata e sugli arcieri.

 Il potere dell’arco lungo e l’abilità degli arcieri erano arrivati ad un punto in cui nemmeno la migliore corazza rappresentava più una sicura protezione. A duecentocinquanta metri, il colpo di freccia produceva effetti mai raggiunti entro quel raggio dai proiettili di fanteria fino alla guerra civile americana. L’arciere esperto era un soldato professionale, che riceveva e meritava un’alta paga, e andava in guerra spesso su un pony, ma sempre con un notevole trasporto per sua comodità ed una ricca dotazione di frecce. Portava con sé un robusto palo dalla punta di ferro che, piantato nel terreno, opponeva una barriera mortale ai cavalli nemici. Al suo riparo, una compagnia di arcieri in ordine aperto poteva lanciare una scarica di frecce così rapida, continua e penetrante, da render vano l’attacco della cavalleria, senza contare che, nelle schermaglie e nelle azioni di pattuglia, l’arciere esperto colpiva il bersaglio a distanze che fino allora, nella storia della guerra, non erano mai state ritenute pericolose.

Il longbow medioevale(2)

Dal tredicesimo secolo fino al 16° l’arma nazionale dell’esercito inglese fu il longbow. Questa fu l’arma che conquistò il Galles e la Scozia, diede agli inglesi le vittorie nella Guerra dei Cent’anni e consentì all’Inghilterra di sostituire la Francia come la principale potenza militare dell’Europa Medioevale. Il longbow era la mitragliatrice del medioevo; precisa, mortale, possedeva velocità di tiro e raggiungeva una lunga distanza, il volo delle sue frecce era come una tempesta. Economica ed abbastanza semplice in modo da poter essere posseduta e conosciuta a fondo dall’agricoltore lo rese superiore al cavaliere sul campo di battaglia. Tuttavia, poiché quest’arma fu importante, la maggior parte delle moderne credenze relative a questa sono basate sul mito.

Sono disponibili molte statistiche sul longbow, ma poche concordano. Il termine longbow è relativo ad un’arma di lunghezza maggiore dell’arco di 120 centimetri usato sul continente. Questo significa che l’arco era lungo circa 150 centimetri, poiché l’altezza media del soldato agricoltore medioevale era da 150 a 160 centimetri.

Il maggiore Richard G. Bartelot, assistente al segretario storico dell’Associazione dell’Artiglieria Reale afferma che l’arco era di tasso, lungo 180 centimetri, con una freccia lunga 90 centimetri.

Un’altra caratteristica dell’arma inglese era la sua forza superiore. Un’indagine dell’inizio del 14° secolo sull’assassinio di Simon de Skeltington riporta che la causa della morte fu una freccia scagliata da un arco lungo 170 centimetri in cui la ferita misurava 8 centimetri di lunghezza, 5 di larghezza e 15 di profondità. Questa era la potente arma usata da Edoardo III e da suo figlio, il Principe Nero, durante la Guerra dei Cent’anni.

Il conte M. Mildmay Stayner, archivista della Società Britannica del Longbow, stima che gli archi del periodo medioevale esprimevano dai 36 ai 50 chili di spinta, come massimo.

Un arco della potenza descritta da Stayner avrebbe scagliato una freccia da guerra ad una lunga distanza. Ma, ancora il capitano George Burnet, segretario degli Arcieri Reali Scozzesi, segnala che i membri della Guardia del Corpo Reale della Scozia, che ancora oggi tirano con l’arco, utilizzano archi lunghi di un solo pezzo di tasso di 25 o 27 chili. La portata di questi archi moderni è 180-200 metri, usando frecce leggere da bersaglio.

Il longbow, a causa della sua rapidità di tiro, era una mitragliatrice medioevale. E’ stato calcolato che un arciere del periodo della Guerra dei Cent’anni, quando il tiro con l’arco militare era al suo zenit, era in grado di tirare da 10 a 20 frecce al minuto.

La ragione dell’odierna confusione e delle controversie relative al longbow è dovuta al limitato numero di oggetti lavorati sopravvissuti. Non vi sono longbow che provengono dall’inizio del medioevo. Vi sono, comunque, cinque armi rinascimentali sopravvissute.

Tutti questi archi sono simili. Sono lunghi circa 180 centimetri, interamente di legno, modellati in modo da poter utilizzare sia il durame(3) sia l’alburno(4); sono rastremati in modo simmetrico e sembrano essere molto difficili da tendere. In più tutte queste cinque armi sono ricavate da un unico pezzo di legno. Ciò significa che sono state costruite da una singola doga di legno.

Gli esperti asseriscono che il tasso era l’unico legno per costruire archi di un solo pezzo e che il legno migliore è quello di alberi cresciuti sul suolo povero delle montagne; ciò produce il legno di grana leggera richiesta. Ascham descrive il tasso migliore per doghe come colorato: “come cera vergine o oro, che ha una venatura fine da un’estremità dell’arco all’altra ... se la venatura è scarsa il legno è in molte parti fragile”.

Le doghe venivano tagliate sono in inverno, quando la linfa nel tronco è poca.

Le proprietà naturali del tasso sono molto simili ad un termostato moderno: per mezzo di un taglio accurato ed abile e dando alla doga la forma a D, viene lasciato uno strato di alburno lungo il dorso appiattito dell’arco.

Quando l’arco viene teso, la parte interna viene sottoposta a compressione mentre la superficie esterna viene tesa. Il durame del tasso è in grado di resistere alla compressione e l’alburno è per natura elastico; entrambe tendono a ritornare alla loro forma originale quando la freccia viene scoccata.

Gli archi non venivano costruiti tutti in una volta. L’albero veniva tagliato in inverno, sgrossato e lasciato a riposare per un anno o due. Dopo che l’albero era stato stagionato, veniva lavorato in momenti e tempi diversi fino ad ottenere il prodotto finito. Spesso queste operazioni avvenivano ad intervalli di un anno, per tre o quattro anni. Una volta che l’arco era stato costruito, avrebbe svolto un lungo servizio con poca manutenzione.

Smythe ci dice che gli arcieri della Guerra dei Cent’anni usavano una mistura di cera, resina e sego di buona qualità lucidando con questa l’arco per proteggerlo da tutti i tipi di intemperie.

Ascham dice che gli arcieri avevano custodie per l’arco, non di cuoio ma di tela grossa di canapa o lana per proteggerli dagli elementi.

Le corde dell’arco erano fatte con due materiali: nel 16° secolo le corde erano fatte con buona canapa in precedenza con lino di buona qualità o seta. Per conservare la corda dell’arco rinascimentale veniva usata colla impermeabile; veniva inoltre rinforzata avvolgendo strettamente con filo sottile. Le corde venivano fissate alle tacche costruite con osso o corno.

Come il longbow, la freccia da guerra medioevale inglese è oggetto di controversie. Nota come "la freccia lunga una iarda di stoffa", era efficace, poco costosa, in grado di essere prodotta in grandi quantità. Pochi documenti concordano sulla sua lunghezza: si ritiene che la lunghezza fosse tra i 70 ed i 90 centimetri.

Un esame attento dei documenti porta a ritenere che la misura corretta sia 70 centimetri. Il defunto John E. Morris, l’autorità riconosciuta sull’organizzazione militare e sulla tattica di Edoardo II, sostiene questa conclusione notando che, per un arco di 30 chili o più potente, l’allungo di 90 centimetri è, dal punto di vista biomeccanico, impossibile.

Tipologie di punta di freccia medioevaleLa freccia medioevale, come i suoi discendenti dei giorni nostri, era composta da tre parti: l’asta, la punta e l’impennaggio. Ascham segnala che i differenti tipi di frecce avevano impennaggi di lunghezze diverse. Una freccia da guerra aveva penne larghe. Le frecce da bersaglio e da gara erano più piccole.

Ogni freccia aveva tre penne, fissate con una legatura, un adesivo o una combinazione di entrambe. In accordo con la pratica dei giorni nostri la penna d’incocco veniva colorata in modo differente rispetto alle altre. Ascham scriveva: “... vi era sicuramente un’ottima ragione per avere la penna d’incocco nera o grigia poiché consentiva all’uomo di fare attenzione ed incoccare in modo corretto.”

Al fine di proteggere l’asta, questa veniva ricoperta con una soluzione di vapore umido repellente e color rame chiamata virido greco.

Per quanto riguarda l’asta della freccia, Ascham elenca quattordici diversi tipi di legno che venivano usati ai suoi tempi. Tra questi c’è il brazil, la betulla, la quercia e il frassino. Ma secondo lui il frassino era il legno migliore per le frecce da guerra poiché era sia più veloce sia più forte, e quindi più adatto per le aste.

Anche le cocche della freccia, il luogo dove entra la corda dell’arco, erano di tipo molto diverso. Dipendeva dalla freccia e dalla corrispondente larghezza della corda; poteva essere piccola, poco profonda, larga o qualsiasi combinazione di queste variabili. Alcune frecce avevano perfino una doppia cocca. Relativamente alla freccia da guerra, la cocca migliore era profonda e lunga per garantire che la corda non sfuggisse durante la tensione.

L’ultima delle tre parti della freccia è la punta. Le punte medioevali erano di tre tipi principali: quelle a forma di Y, punte da caccia a forcella, le grandi punte a forma di foglia, e le punte bodkin.

La celebre punta bodkin diversamente dalle punte larghe, era utilizzata solo in guerra. Era una punta a quattro lati preparata per perforare un’armatura a piastre. Strayner segnala che le punte incavate di 15 centimetri spesso venivano cerate per favorirne la penetrazione.

Parti

Possiamo schematizzare l’arco in queste parti:

Impugnatura, parte centrale dell’asta ove la mano destra (mano dell’arco) impugna l’arco, può avere diverse fattura ed essere foderata con legamenti in cuoio;

Parti di un arcoFlettenti, ovvero i bracci dell’arco, che sottoposti a tensione si flettono rilasciando energia alla freccia nella fase di rilascio. L’arco costituito da un flettente dritto non è sufficiente ad imprimere forze elevate alla freccia, quindi per aumentare l’energia trasferita durante il rilascio si sagoma il flettente a formare un arco opposto. Questa fa si che durante il rilascio l’energia derivi dalla distensione del corpo principale dell’arco e dei due archi secondari creati sui flettenti;

Poggia freccia è la zona dell’impugnatura sagomata per trattenere e guidare la freccia durante l’incocco e la preparazione al tiro;

Corda è la fune che tende i flettenti durante la preparazione al tiro, può essere costituita da canapa, lino o seta.

Incocco, si identifica la zona della corda in cui la freccia si posiziona. Tale zona è limitata nella parte inferiore e superiore da un ispessimento, che viene costituito arrotolando sulla corsa del filo sottile. Oltre ad evitare lo scorrimento della freccia sulla corsa, questi due ispessimenti permettono di localizzare al tatto, con precisione, l’incocco.

La cocca si trova sulla freccia ed è costituita da una scanalatura sulla stessa nella quale si inserisce la corda.

Note

(1) - da: STORIA DEI POPOLI DI LINGUA INGLESE - vol. 1, Nascita dell’Inghilterra, di Winston S. Churchill - A. Mondadori Editore – 1956 – Fonte: A.R.S. Lecco

(2) - di Robert E. Kaiser, M.A. – Tratto dal Journal of the Society of Archer-Antiquaries, volume 23, 1980 – Fonte: A.R.S. Lecco

(3) - Durame: legno vecchio che è il legno vero e proprio e per questo impiegato per vari usi.

(4) - Alburno: è il legno in via di formazione e quindi non lavorabile

 

 
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