Una recentissima e straordinaria scoperta, effettuata ad opera dello gnomonista Mario Arnaldi (Tabiens Pictor) di Ravenna(1), indietreggia di circa un millennio l’invenzione di questo strumento, fino ad oggi attribuito prima agli Arabi (circa IX secolo) e successivamente divulgato nell’Europa cristiana dal monaco Ermanno Contratto nella prima metà dell’anno Mille. Si tratta di una cosa semplicissima, eppure sorprendente: un orologio cilindrico verticale, della categoria "meridiana del pastore", di epoca romana!
Per comprendere quanto questi tipi di "orologi" fossero in uso nel Medioevo bisogna ricordarsi che il VII secolo è caratterizzato dall’ascesa dell’ordine monastico benedettino. I monaci sono sempre stati, per tutto il medioevo, tra gli unici depositari dell’antico sapere. Il loro santo lavoro di scriptorium fatto di copiare e ricopiare, tradurre, compendiare, emendare, interpretare, ha rimesso a noi gran parte della cultura greca, alessandrina, latina e pagana che altrimenti sarebbe andata irrimediabilmente perduta. La Regola dettata da S. Benedetto attorno al 529 d.C., prevede l’osservanza precisa degli Uffici religiosi ai quali il monaco non può sottrarsi, se non per ordine dell’Abate, i quali sono scanditi durante il giorno e la notte con un ritmo temporale ben distinto. L’osservanza di detti Uffici nelle ore di Prima, Terza, Sesta e Nona (cioè le ore diurne per le quali può essere utile un orologio solare), furono lo sprono per la realizzazione degli orologi solari tipici del medioevo; naturalmente i monaci si servirono non solo di orologi solari, ma soprattutto di clessidre, utili per la notte in cui l’Ufficio religioso era il più importante. Dal IX secolo etrano prepotentemente in scena gli astronomi arabi. Il califfato di Al Mamun segna l’inizio di una intensa attività culturale, sempre in fermento per molti secoli a venire, in cui sono impegnati scienziati arabi di tutte le categorie. Ed è solo a partire dall’anno Mille che in Europa si cominciò a tener conto dell’immenso lavoro degli Arabi, e alcuni manoscritti cominciarono timidamente ad affacciarsi tra le nostre istituzioni culturali. Fu proprio Ermanno Contratto(2), appena nell’anno 1026 circa, che ricopiò, traducendolo in latino, ma conservando gli originali termini tecnici arabi, il primo trattato sull’astrolabio. Ed è proprio in questo libretto che si riscontrano le prime tracce europee del noto orologio cilindrico verticale detto "del Pastore". Ma il mondo arabo era, ed è, stracolmo di trattati gnomonici che per ragioni non molto chiare restano ancora oggi privilegio dei pochi che leggono il turco e l’arabo, ed hanno accesso alle grandi biblioteche nazionali.
Le meridiane del pastore ebbero, come succitato, notevole diffusione durante il Medioevo; innumerevoli esemplari sono ancora presenti presso tutti i musei e in parecchie collezioni private. Sembra, inoltre, che in alcune regioni della Francia, ed in modo particolare nei Pirenei e nei paesi baschi, le persone isolate, come i pastori, se ne servano ancora ai giorni nostri.
L'orologio è formato da un cilindro, munito di un cappello girevole dotato di uno stilo ripieghevole ed asportabile durante il trasporto. Sulla superficie cilindrica sono incise delle generatrici verticali contraddistinte dalle date, solitamente, del primo ed ultimo giorno di ogni mese dell' anno e da un fascio di linee curve che indicano le ore. Una stessa linea, esclusa quella delle ore 12, porta la doppia indicazione antimeridiana e pomeridiana.
Il funzionamento è molto semplice e si basa sull' altezza angolare del Sole nelle varie stagioni dell' anno ed alle diverse ore del giorno.
Lo strumento va tenuto ben verticale, condizione che si può ottenere sospendendo tutta la colonnina ad un adeguato supporto.
Si ruota preventivamente il Cappello con lo stilo orizzontale fino ad incontrare sulle generatrici la data del giorno di lettura e si gira tutto lo strumento in direzione del Sole fino a che l'ombra dello stilo non risulti verticale sulla superficie cilindrica: l' indicazione oraria viene fornita dalla estremità dell' ombra dello gnomone.

NOTE:
(1) Articolo pubblicato con titolo: "A roman cylinder dial: witness to a forgotten tradition", a firma di M. Arnaldi e Karlheinz Schaldach, comparso su "Journal for the History of Astronomy", vol. XXVIII, Cambridge, 1997
(2) Ermanno Contratto “De Mensura Astrolabii Liber”
BIBLIOGRAFIA:
"Storia della Gnomonica" di Nicola Severino
Gaio Giulio Solino, del IV secolo, "Tractatus de umbra et luce"
Codice di Antemio, intitolato "Problema Sciatericum" (VI secolo)




