Il ritrovamento del Tain (ciclo del Ulster)
Secondo la tradizione la storia del Tain, o Razia del bestiame del Quelgny, fu scritta da Fergus mac Roy, ma la saga andò persa, si credeva che fosse stato scritto in caratteri ogamici su alcune asticelle di legno appartenute ad un bardo e che le aveva portate con se in Italia.
Sulla ricerca di questa saga fu costruita una storia che narra di un giorno in cui il Tain era già andando perduto e Sachan Tropest, primo bardo d'Irlanda, fu schernito durante un banchetto dal da Re supremo Guary perché non era in grado di recitare il più splendido poema gaelico.
Il bardo, ferito nell'orgoglio, decise di ritrovare il tesoro perduto, lo cercò per tutta Erin e per tutta Albione, ma ne trovò solo qualche frammento. A costo della propria vita decise di evocare lo spirito di Fergus, affinché gli insegnasse il poema, ma non riuscì a trovarne la tomba su cui recitare gli incantesimi.
Quindi decise di mandare in Italia il figlio Murgen, insieme al fratello minore Eimena, per scoprire che fine avessero fatto le asticelle.
Dunque i due fratelli si misero in viaggio.
Di largo, a Est, per Erin seguitarono i due senza indugio
finché, dopo giorni di marcia sul Loch Ein, Murgen venne meno:
<Fratello caro, sei stanco; io m'involo in cerca di aiuto
tu attenderai ch'io torni presso quest'Alto sasso>
Solenne rosseggia il tramonto: Murgen giacendo s'avvede
delle lettere d'Ogham scolpite agli angoli della colonna.
<Forse>, giudicò, <è un monumento, e tali esigue righe
mi direbbero il nome d'un prode, se le potessi comprendere>
Svelando a uno a uno i caratteri, ne compitò i suoni staccati;
intrecciando suono con suono, ecco, ai segni diede un senso;
e di gioia e meraviglia sconvolto, più che di timore
scandì Murgen tutto lo scritto: FERGUS, DI ROY FIGLIO, E' QUI.
Allora, pur conoscendo la pena, Murgen fa appello a Fergus perchè abbia pietà dell'angoscia di un figlio e promette di dare la propria vita e di abbandonare i parenti, gli amici e la fanciulla che ama in cambio del ritrovamento del Tain, cosicché suo padre non possa più essere schernito. Ma Fergus non risponde e Murgen tenta un'altra supplica.
Nessuna risposta. <Tu, o Fergus, non ti curi d'amore di donna;
cuore di padre e umani impulsi sono estinti ormai in te;
i morti hanno affetti più vasti, comprensione più profonda:
se Amore non ti desta, o Dormiente, risvegliati a pro del Canto.
<Tu primo al discorde cammino della vita hai reso un metro
tu di capi guerrieri e damigelle donasti il Poema ai Gaeli
cui, orbati della nativa nobiltà, in giorni di tenebra
solo resta il tesoro del Canto nella terra che li ha generati>
Fergus si levò: e insieme a lui una foschia, e un baleno
come ottone di calzari, misto a un manto di verde diffuso;
ma tutt'intorno la nuvola si serrò così fitta che Eimena,
ritornato, non vide più un campo, ma un cumulo grigio di nebbie.
Tre volte cercò il fido Eimena penetrare la coltre di siero,
tre volte un deserto nebbioso lo restituì all'aria aperta;
finché una voce fonda empì il vespro, da presso e da lungi,
e la Notte coi lumi stellanti chinò l'orecchio al cielo.
Sembrò che il Pastore celeste sulla terra lanciasse il vello,
e gli antichi dèi invidiosi s'affacciassero dai templi di Grecia;
così il nebuloso lucore s'attorse, e da vastità azzurre
le stelle ascoltarono aprendosi sui vacui scoscesi dell'etere.
Tutta la notte precinto dai vapori Murgen si giacque;
tutta la notte la voce risuonò sotto gli astri in ascolto;
ma quando le stelle a levante smorirono e smise la nebbia,
rialzandosi dal sasso, Murgen era ispirato.
<Da Sanchan! - Oh padre, prima che il mio potere si dilegui,
non chiedermi come l'ottenni, ma ascolta la ballata ritrovata!>
<Si vibra di parole come d'orme d'eroi; e la rima marciante
sospinge le voci passate giù per l'erta del Tempo risonante>
Tre volte la cantò Murgen, tre volte la ridisse daccapo,
poi triste, e stremato, e confuso, cercò la fedele sua sposa.
<Ohimè, sei smagrito e mutato; tu così forte in vivere e amare!>
<Fu il duro acquisto>, rispose, <amore e vita ho venduto per un canto>
<Oh mia sventura, tristo baratto! Che ti procaccia un canto dopo morto?>
<La fama eterna> mormorò Murgen, <fin quando i Gaeli ne trarranno gioia>
<La fama, ohimè! Tal prezzo non ripaga una lacrima di vergine.>
<Ma la fiera rivalsa ch'io dono al mio sire è onorevole prezzo.>
Così nella splendida Gort, dov'erano imbandite le bevande,
tornò Sanchan da tempo aspettato, e sedè a capotavola.
<Porgi il nappo a Sanchan Torpest: due coppe d'oro, Bardo, avrai,
se con voce e arpa intoni TAIN-BO-CUAILGNE, verso a verso.>
<Canterò con la voce e le corde> Posa ai piedi del genitore
Murgen l'arpa; senza indugi, Sanchan attacca la maggiore
e pari a una piena improvvisa che inondi dai botri di Cong,
d'un subito e senza più soste, straripa il profluvio del canto.
A galla, sul gonfio torrente, vanno e vengono uomini e sponde;
rapito dalla lirica corrente Guary, avvinti occhio e orecchio,
non più ode i lazzi dei cortigiani, nè vede i basioni di Gort,
ma gli appaiono i prati di Creeve Roe, e il forte reale di Emania.
Susseguendosi magiche visioni, Sanchan volge la ritmica scena;
chi sputava laidi motteggi lo segue ammaliato nel viso;
sedevano, e come il maestro tendeva le briglie del canto,
l'emozione fremeva ai loro polsi... si sfrenavano le fantasie.
La pietà ammollì volti di belva quando, amando Crunn prigioniero,
per riscattarlo Macha, fasciati i fianchi pregni, corse a gara
coi veloci cavalli dell'Ulster; allorché Deirdra per via
la scagliò a capofitto tra i morti, le palpebre stracolme traboccarono.
Virile ardore magnanimo rifulse dai cigli placati,
quando sul bordo d'Uladh, nel guado il giovane Cuchullin,
solo, s'oppose a Maev con tutte le sue schiere: <Per cavalleria
si ceda al desiderio del ragazzo: che l'Oste interrompa la marcia>
<finché morte, che agogna, non gli sia data: e nel funebre sasso
giusto elogio di prode scolpito ne diffonda il nome e la gloria;
giacché, in succo di parole, mai un'età trasmise all'altra
un saluto più degno che 'mira, qui è la tomba di un eroe'>
Altri nemici, e altri ancora: che chiede mai, requie e lotta?
Ahi! Su te, Ferdia, a lui germano in armi, lo stuolo s'avventa:
ed ebbra d'applausi la sala, come donna singhiozza apprendendo
che i campioni si baciavano nelle soste del cozzo mortale.
Per amore di patria e degli armenti, mentre a mezzo del guado Cuchullin
frena il passo guerriero del Connaught, già galoppano i siri del nord;
come fulmini d'aquile furenti in soccorso del nido violato
a stormo trasvolando da Dun Dealga, a valanga rotolano dal Ramo Rosso!
Non udite un frastuono di falangi? Porgete orecchio! Nel repente buio,
è lo schianto della mazza di Conall che percuote la sala sbigottita;
e mentre la tenebra infittisce , il re e la corte agghiacciano di orrore,
dall'alto lo strepito precipita del carro da guerra di Cuchullin.
Contesi tra paura e meraviglia, combattuti se restare o fuggire
i presenti credettero che a torma giungessero ombre regali;
ma il giubilo dell'inquietudine si trasformò in trionfo dell'orrore
quando il rombo di un tuono annunciò: <FERGUS, DI ROY FIGLIO, E' QUI!>
Calzari d'ottone, aereo manto; si fece strada in un diaccio ventare
per la soglia assiepata di paura Fergus, fendendo il convito:
<Frena la mano, o arpista! Cessa il barbaro ritmo non-umano!
Murgen sconta il tuo prezzo>. Murgen si mutò in creta.
<Recatemelo al fianco sulla bara: mai più nelle aule di Gort
un re da nulla mi deriderà, e i suoi servi canzoneranno Sanchan!
Ma poiché per le ambasce di una vergine si conviene nutrire cordoglio,
a lei andrà l'esoso premio, le due coppe gemelle sfavillanti!>
<Coppe> ella pianse, <di liquore amaro! Le si scagli lontano quanto mano può scagliare!
S'inabissino in mare, segregate dagli occhi e dalla memoria!
Che gli snodi del ritmo, che i nessi di significato e suono
del Tain-Bo scompaiano con essi, come se mai si fossero riavuti!>
E così la ballata, riacquistata a mercé di un mortal baratto
prima di esser detta al completo, quasi tutta è stata ripersa,
poiché l'anatema della vergine tutt'ora con macchie infamanti
aderisce come un ruvido saio di finzione ai frammenti che restano.
Fonti
Myth and legends of the celtic race – T.W. Rolleston (1857-1920)




