I Celti erano ampiamente interessati alla musica, alla danza, alla poesia e all’arte in genere. L’aspetto spettacolare ed artistico era spesso correlato, come componente cospicua, al comportamento rituale, in particolare nei riti funerari. Relativamente ricca è l’archiviazione archeologica pertinente agli strumenti musicali celtici, sebbene sussista praticamente un vuoto di fonti dal V secolo a.C. al I secolo d.C..
Chiara ed eloquente prova della correlazione fra arte e religione risultano i reperti della zona hallstattiana centrale ed orientale, risalenti alla prima Età del Ferro, e quelli dell’Italia Settentrionale e dell’Alto Adriatico. Nella regione halstattiana si riscontrano notevoli opere di toreutica e raffigurazioni di almeno tre diverse tipologie di lira, utilizzate per processioni o per accompagnare la danza nei banchetti. Curiosi suonatori di lira appaiono seduti su sicule bronzee della regione venetica. Nella zona halstattiana orientale si riscontrano anche raffigurazioni di flauti di canna diritti, singoli e doppi, simili per struttura agli aulòi etruschi o greci antichi, nonché di corni curvati all’insù, strumenti di probabile origine etrusca, testimoniati in particolare da alcune stele norditaliche. Sempre dalla necropoli di Hallstatt è riemerso un flauto globulare di ceramica.
Nelle miniere di salgemma della medesima zona è stato ritrovato un corno di bovino con l’imboccatura intagliata; tuttavia sussiste la possibilità che si tratti di un semplice strumento di segnalazione.
Nella zona della Germania e della Francia meridionale, sono stati ritrovati dei vasi decorati del VII secolo a.C., con rappresentazioni di danzatrici impegnate in un ballo rituale, probabilmente accompagnato da musica.
Nelle zone austriache sono stati rinvenuti alcuni flauti in osso senza bocchino.
In un cimitero a inumazione della cultura di Lausitz, a Przeczyce, presso Katowice, nella Slesia, sono venute alla luce delle siringhe a nove canne, ricavate da metapodi di pecora o capra.
La più inequivocabile immagine di un suonatore centro – europeo di flauto doppio, ovvero di aulòs, rimane tuttavia la statuetta in bronzo di Szàzhalombatta, vicino a Budapest.
Dalla isole britanniche risalgono due esemplari di flauto in osso, ritrovati a Glastonbury, con tre fori per le dita, mentre dallo Yorkshire occidentale deriva un terzo flauto, ricavato da una tibia di pecora, con tre fori, dei quali uno per il pollice. Questi flauti hanno una sonorità pentagonale, come le siringhe di Przeczyce, sonorità alla base della tradizione musicale centro – orientale europea. Sempre dalla zona britannica deriva una moneta in bronzo, raffigurante un centauro, con elmo indigeno celtico, che suona un flauto doppio.
Numerose sono le testimonianze archeologiche relative al particolare carnix, la tromba celtica ricavata dal corno di animali. Dal II secolo d.C. ne giungono diversi esempi, sotto forma di corni terminanti con teste zoomorfe intagliate. Fra le numerose raffigurazioni di carnix, spicca ed è degno di nota il fregio rappresentante la vittoria di Attalo I sui celti galati, nella Turchia, nel 240 a.C. , nel santuario di Atena a Pergamo. Altre raffigurazioni delle trombe da guerra celtiche si possono riconoscere sul bottino dell’arco di trionfo di Orange, dell’epoca dell’imperatore Tiberio. Particolare attenzione deve essere prestata al calderone in argento di Gunderstrup, del II secolo a.C., sopra il quale sono raffigurati dei corni da guerra, terminanti con teste di cinghiale, animale simbolo della guerra, della morte e dell’opulenza dei banchetti. In Scozia, presso Deskdory, è stata rinvenuta una testa di carnix a forma di cinghiale, in bronzo, con lingua lignea, movibile mediante molli, risalente al I secolo d.C..
Di spiccata importanza per lo sviluppo e l’approfondimento dell’archeologia musicale restano comunque le monete. Motivi a lira e liriformi sono stati a questo proposito riscontrati in svariate monete provenienti da diverse zone, dalla Britannia alla Germania.
Per quanto concerne gli strumenti a corda, i più antichi risalgono alla zona celtica orientale e risultano essere stati rettilinei, a differenza delle lire tardo – celtiche, con forma a “V” e a “U”, simili, per certi aspetti strutturali, alla kithara classica.
Scarse risultano le raffigurazioni di divinità suonatrici. Nella
regione del Vallo di Adriano, nella Britannia settentrionale, è stata comunque rinvenuta una raffigurazione del dio locale Maparus, simile ad Apollo, mentre suona una lira. La più eloquente prova dell’esistenza di una lira indigena è tuttavia offerta da una statuetta rinvenuta nel nord della Francia, a Saint – Symphorien – en Pèaule, Cates – du – Nord, raffigurante una particolare lira a sette corde.
Dal III secolo a.C. risale una chiave per accordare una lira, ritrovata nella collina – fortezza di Dinorben, nel Galles settentrionale, mentre un’altra chiave, del I – II secolo d.C., è stata rinvenuta in un tumulo funerario a sud di Oban, nella Scozia occidentale.
Per approfondimenti vedere Moscati Sabatino, I Celti, 1991, Edizioni Bompiani, Milano




