Dobbiamo agli irlandesi la conservazione attraverso il tempo delle maggiore testimonianze della cultura dei Celti primitivi, fatta eccezione per quella che era la religione, di cui ogni traccia è sostanzialmente andata persa. Non l'hanno di fatto modificata, ma l'hanno abbandonata in modo così assoluto da dimenticarla.
Anche San Patrizio, un celta che cristianizzò l'Irlanda nel V secolo e lascio un'ampia ed importante biografia del proprio apostolato, non fa cenno alcuno alle dottrine che era venuto a soppiantare.
Tra il VII e il XII secolo prende forma concreta una consistente letteratura leggendaria, ma che non presenta sostanziali contenuti ad eccezione di riferimenti a credenze alla magia, devozioni verso alcuni cerimoniali e regole cavalleresche, benché spesso derivino da fonti precristiane.
Siamo a conoscenza del fatto che alcuni capi si apposero alla cristianizzazione, tanto da giungere nel VI secolo all'arbitraggio nella battaglia di Moyrath, ma non vi sono riferimenti a controversie intellettuali e tra le dottrine.
La letteratura dell'antica Irlanda è ricca di miti e creature che devono essere stati dei, oltre che di potenti fenomeni naturali, ma il tutto è svuotato di significato religioso e trasformato in contenuto fantastico e di bellezza.
Da Giulio Cesare si è appreso che i Galli avevano un sistema religioso assai evoluto, ma anche che le Isole Britanniche erano il cuore di quel sistema, la Roma della religione celtica.
Dobbiamo tenere in considerazione che la religione dei Celti non era semplice, infatti accanto alla religione ufficiale esisteva una collezione di superstizioni e pratiche popolari che avevano origini più antiche del culto praticato dai Druidi, queste superstizioni sono note ancora oggi.
Il popolo dei megaliti
La maggior parte delle religioni primitive è fondata su pratiche e riti legati alla sepoltura dei morti.
Le popolazioni antiche di cui si può dire che abitarono i territori celti dell’Europa occidentale appartengono
a una razza dal nome e dalla storia sconosciuti, di esse abbiamo traccia dai loro monumenti sepolcrali, molti dei quali ancora esistenti. Queste genti erano detti Popolo dei Megaliti, ovvero coloro che costruirono dolmen, cromlech e tombe a tumulo, oltre tremila di queste opere sono state contate nella sola Francia.
I dolmen son presenti in tutta l'Europa Occidentale e in diverse isole del Mediterraneo, unendo con una linea la foce del Rodano con il fiordo di Varanger, tutti i dolmen, ad eccezione di qualche esemplare nel Mediterraneo, si trovano ad ovest di essa.
A est di questa linea compaiono solo in Asia e oltre lo stretto di Gibilterra sono presenti lungo tutto il litorale dell’Africa settentrionale e da lì proseguendo verso est attraverso l’Arabia e l’India, fino in Giappone.
Dolmen, cromlech e tumuli
Il dolmen è una specie di vano delimitato da pietre grezze conficcate nel terreno e coperto da un’unica enorme pietra, tipicamente è a pianta triangolare e può presentare tracce di un vestibolo e la sua funzione principale era quella di dimora per il defunto.
Il cromlech è invece una composizione di pietre disposte a cerchio che spesso ha nel centro un dolmen. Si pensa che la maggior parte, se non tutti i dolmen oggi ritrovati un tempo fossero ricoperti da grandi cumuli di terra o di pietre più piccole. A volte, come a Carnac in Bretagna, venivano formati dei viali o dei filari di pietre ritte la cui funzione era senza dubbio connessa a cerimonie di culto.
I monumenti megalitici di epoca più tarda, come quello di Stonehenge, possono essere di pietra levigata, ma in ogni caso la grossolanità della tecnica di costruzione, la quasi assenza di qualsiasi scultura, l’evidente tentativo di trasmettere un’impressione di potenza con la sola forza bruta di monoliti enormi, oltre ad alcune caratteristiche accessorie della pianta, conferiscono a tutti questi monumenti una curiosa somiglianza e li distinguono dalle tombe di altri popoli evoluti.
Il dolmen propriamente detto lasciò infine il posto alle grandi tombe a tumulo come quella di New Grange, anch’esse attribuite al popolo dei Megaliti. Sono un’evoluzione naturale del dolmen.
I primi costruttori di dolmen appartenevano al neolitico, le loro armi erano di pietra levigata, ma nei tumuli, oltre ad attrezzi di pietra sono stati rinvenuti strumenti di bronzo e perfino di ferro.
Origine del popolo dei Megaliti
Sulla lingua di questo popolo si possono fare solo delle ipotesi basate sulle tracce lasciate in quella dei suoi conquistatori: i Celti. Tuttavia la mappa della distribuzione dei megaliti suggerisce che i loro costruttori fossero di origine nordafricana, che in un primo tempo non fossero in grado di navigare per lunghi tratti di mare e fossero migrati verso ovest lungo l’Africa settentrionale, e poi, una volta penetrati in Europa da Gibilterra, si fossero insediati nelle regione dell’Europa occidentale comprese le Isole Britanniche; a oriente invece sembrerebbero essere penetrati in Asia attraverso l’Arabia. Bisogna ricordare, comunque che anche se in origine costituì senza dubbio una razza a sé, il Popolo dei Megaliti, finì con il rappresentare una civiltà e non una razza.
Questo è provato dalle grandi differenze riscontrate nella forma del cranio e in altri elementi dei resti umani rinvenuti nei sepolcri. Questi e altri ritrovamenti testimoniano che in generale i costruttori di dolmen appartenevano a un tipo umano superiore ed evoluto, che conosceva l’agricoltura, la pastorizia e limitatamente la navigazione. I monumenti imponenti e la cui edificazione implica un notevole sforzo di progettazione e di organizzazione del lavoro, dimostrano che in quel periodo esisteva una casta sacerdotale incaricata di occuparsi dei riti funebri e in grado di controllare grandi gruppi di persone. Di norma i morti non venivano cremati, ma inumati e senza dubbio i monumenti più imponenti erano i sepolcri di personaggi importanti, mentre la gente comune veniva seppellita in tombe di cui non rimane più traccia.
Fonti
Myth and legends of the celtic race – T.W. Rolleston (1857-1920)




