Prime evidenze
Nelle cronache del mondo classico risalenti fino al 500 a.C. si trovano frequenti riferimenti ad un popolo che aveva relazioni con i narratori, talvolta pacifiche e altre bellicose. Tale popolo occupava una posizione di forza nell’area dell’Europa centrale.
Dai greci era detto il popolo degli Iperborei o dei Celti, definizione che compare per la prima volta negli scritti del geografo Ecateo attorno al 500 a.C.
Ecateo di Mileto, come riportato nel Fragmenta historicorum graecorum, scrive di due città: Nyrax, una città Celtica; e di Massalia, forse Marsiglia, città delle Liguria nelle terre dei celti.
Successivamente, all’incirca nel 400 a.C., Erodoto parla dei Celti come del popolo che vive oltre le Colonne d’Ercole con il Danubio che ha la sua sorgente nelle loro terre. Aristotele riporta inoltre che vivevano oltre la Spagna, avevano conquistato Roma e tenevano in grande considerazione la potenza militare.

La storia del periodo di massimo splendore dei Celti deve essere ricostruita attraverso le testimonianze sparse dei popoli che hanno avuto contatti con loro, come le genti di Grecia e di Roma, con le ovvie deformazioni portate dalla differenza culturale o dalle situazioni politiche di quei tempi. Purtroppo nessun documento ufficiale redato dai Celti è giunto fino a noi, come alcune opera architettonica. Quanto ci resta della grandezza di questo popolo è palesato da qualche moneta e dai nomi deformati dei luoghi ove hanno vissuto e prosperato.
La vera razza celtica
Il mondo celtico non era costituito da un’unica razza pura dalla caratteristiche omogenee, la cui terra di origine sarebbe collocabile nella zona delle sorgenti del Danubio.
Dalle ricostruzioni dei documenti i celti appartenevano ad una razza alta, bionda, autoritaria e di guerrieri. Tuttavia lo spirito di osservazioni degli antichi popoli, spesso sottomessi, non era così sviluppato e tendevano forse ad assimilare le caratteristiche di popolazioni diverse, ma simili. Le osservazioni delle caratteristiche fisiche delle aree colonizzate nel corso del tempo porta a definire due tipi di biondi, i biondi e i rossi. Nelle popolazioni di zone abitate da Celti il colore di barba e capelli ha una spiccata variazione verso il rosso.
Per mezzo della conquista e delle infiltrazioni pacifiche avevano esteso il loro dominio su tutta l’Europa Centrale, la Gallia, la Spagna e le isole Britanniche. Non era loro uso quello di sterminare i popoli dei territori occupati, ma imponevano invece la loro lingua, arte e tradizioni, prendendo molto in cambio, in particolare in ambito religioso.
In queste zone occupate i veri Celti costituiscono la casta aristocratica e dominante, opponendo in seguito, in tale veste, una fortissima opposizione armata all’invasione straniera. Questa loro posizione fece si che pagassero il maggior pegno di sangue, perendo in numero largamente superiore rispetto ai popoli da loro occupati, anche a causa della loro scarsa capacità nel rimanere uniti nell’affrontare le invasioni. La loro scomparsa però dipese anche dall’essersi accoppiati con i popoli occupati, trasmettendo loro molte delle proprie caratteristiche.
Questo spiega il perché delle molte differenze esteriori tra le popolazioni delle aree una volta sotto dominio dei Celti e dall’altra parte le numerose somiglianze per quanto concerne la lingua e le tradizioni.
Per quanto riguarda il solo aspetto fisico gli abitanti delle aree celtiche delle Isole Britanniche sono caratterizzati da carnagione e capelli scuri. I veri Celti avevano invece sicuramente carnagione e capelli chiari, in tal modo erano descritti anche nel XII secolo, da Giraldo Cambrese, i Celti irlandesi.
L'età dell'oro
Tornando alle origini della storia celtica, operando come un astronomo, che dall'osservazione del moto dei pianeti conosciuti deduce l'esistenza di altri corpi celesti, nel V e nel IV secolo si trova l'influenza di una grande potenze e di grandi spostamenti, fu questa l'età dell'oro del dominio dei Celti nell'Europa continentale.
In questo periodo i Celti influenzarono in modo determinante la storia dell'Europa meridionale con tre grandi guerre. Attorno al 500 a.C. conquistarono la Spagna dei Cartaginesi. Circa un secolo dopo si scontrarono con gli Etruschi per la conquista dell'Italia settentrionale, stabilendosi in quella che divenne nota come Gallia Cisalpina, dove molti nomi di luoghi testimoniano la loro presenza: Mediolanum ora Milano, Addua ora Adda, Virodunum ora Verduno e forse Cremona da creamh ovvero aglio. Testimonianza ancora più importante è il poeta Virgilio, il cui nome prova le sue ascendenze celtiche. Verso la fine del quattrocento i Celti invasero la Pannonia e sottomisero gli Illiri.
In queste guerre i Celti furono alleati dei Greci, che dalla guerra contro i Cartaginesi ne ricavarono un grande vantaggio commerciale. Il conflitto distrusse il monopolio Cartaginese dello stagno con la Britannia e quello dell'argento con i minatori spagnoli, inoltre assicurò al commercio greco il collegamento via terra con la Britannia attraverso la Francia.
Fonti
Myth and legends of the celtic race – T.W. Rolleston (1857-1920)




